mercoledì 2 aprile 2008

La Maglia


«Ad esempio, una donna, una tifosa del Catania, aveva più d’ottant’anni e stava male e stava per morire, e in letto di morte nella sua camera non ha voluto croci, santini, rosari. Ha voluto la Maglia, la bandiera, la foto della squadra. È così che si deve tifare, che si deve credere nella Maglia. Non basta crederci allo stadio, quando le cose vanno bene, quando si vince, si deve credere anche nei momenti neri, quando si perde, quando si muore».

Classe sociale calcistica

Il calcio è lo sport più diffuso, praticato e seguito al mondo.
Uguale colore della maglia unisce persone di diversa cultura, lingua, religione e classe sociale?
o
Diverso colore della maglia divide persone di uguale cultura, lingua, religione e classe sociale?


giovedì 14 febbraio 2008

Un anno dopo, qualche mese prima

Ancora non c'è e già Kakà compie un anno.
Era il 14 febbraio del 2007 quando io e Marco ci incontrammo per la prima volta per pensare a questo progetto. Nessuna scatola di cioccolatini a forma di cuore o orsacchiotto ma un'idea: uno spettacolo teatrale attorno al calcio.
In dodici mesi ne sono successe di cose. Abbiamo letto testi, assistito all'omicidio di Raciti e Sandri. Abbiamo scoperto che dietro il fenomeno calcio ci sono tante cose e in un certo senso ci siamo tutti noi. Abbiamo trovato l'appoggio dell'Europa Teatri e l'entusiasta partecipazione di Chiara, Fabio, Francesca, Ivan, Sara e Simone. Assieme abbiamo costruito e distrutto e ancora costruito alla ricerca della giusta via e continueremo a farlo fino alla fine con la passione che abbiamo addosso.
Vi aspettiamo il 2 e il 3 maggio. Ne vedremo delle belle.

domenica 18 novembre 2007

Il viaggio di Kakà

È il viaggio di una nave, con le sue tappe precise, è l’indicazione di una rotta ben definita.
Ma come si svolge il viaggio, le bonacce e le tempeste, gli avvenimenti fra un porto e l’altro, tutto questo non lo sappiamo.
Siete voi stessi a riempire i vuoti, a deciderlo.
(Eugenio Barba, fondatore dell’Odin Teatret, parlando ai suoi attori di improvvisazione)


Ogni volta che parlo di Aspettando Kakà la gente mi chiede «E il testo chi lo ha scritto?».
Ogni volta spiego che non c’è un testo, non ancora.
Non vogliamo partire da una drammaturgia, ma dalle persone.
Mi piace chiamare questo modo di creare dell’abbandono. Lo abbiamo imparato da alcune delle persone che in questi anni ci hanno fatto vivere il teatro: Loredana Scianna, Ilaria Gerbella, Davide Doro, Manuela Capece. Nella prima parte del percorso, attraverso l’improvvisazione, si andrà a far emergere quella materia grezza che poi verrà plasmata per dar vita allo spettacolo. Apriremo le orecchie per ascoltare il lavoro. Certo, dietro a questo c’è tutto uno studio, fatto di libri, visioni, discussioni, con le quali io e Marco da febbraio fino ad ora ci siamo nutriti, ma questo non è che la base del lavoro e senza l’abbandono rimarrebbe solo un pamphlet sul fenomeno del calcio in Italia.
Attraverso questo blog vogliamo condividere il nostro percorso, darvi assaggi di quel che accade in questo viaggio e – se vorrete – ascoltare i vostri pareri.
Nel frattempo per chi mi chiederà «E il testo chi lo ha scritto?», deciderò di rispondere in due modi: se mi concederà dai tre minuti in su proverò a dare una risposta strutturata, altrimenti gli dirò così: «Nessuno, tutti, si è scritto da solo. Non so».